Autore: Piero Gorza

Sguardi trasversali e furtivi ai margini dell’industria delle migrazioni

Campo rom di Podgorica, la Autobuska stanica di Sarajevo e altro

Per mentire bene, bisogna sempre dire un po’ di verità. A volte le informazioni più interessanti ci arrivano in modo indiretto e per canali differenti da quelli tradizionalmente utilizzati. Carlo Ginzburg ci ha insegnato che il tribunale dell’inquisizione può raccontarci ed aiutarci a capire ciò che vorrebbe estirpare e cancellare dalla memoria. Il problema è ricorrere a una sana critica delle fonti e far tesoro di quel metodo indiziario che permette di incunearsi negli equivoci meandri della dissimulazione, ricomponendo tasselli discordanti che devono ritrovare il loro possibile disegno (Ginzburg 1986: 158-209). Gli antropologi hanno esperienza di come spesso il silenzio, l’omissione, l’occultamento di una parte o la cosmesi di ciò che non si vuole raccontare con dettagli e responsabilità mettano in evidenza più delle risposte apparentemente esaustive. Il vero, il falso, il finto sono sempre voci da soppesare e da leggere con estrema attenzione. Oltre tutto, in questo panorama di gente in viaggio, di attori multipli, internazionali, nazionali e locali la costruzione dell’altro è una pratica sistematica che produce opportunismi inanellati difficili da districare e, soprattutto, interiorizzati e costantemente rigiocati. Siamo di fronte a un caleidoscopio di finzioni: il poverino da aiutare che permette al pio o giusto di sentirsi buono o perlomeno meno responsabile; il viaggiatore ridotto a minore di un qualche servizio assistenziale; la persona disciolta nell’immagine del migrante; lo straniero untore necessario, come capro, a un disagio sociale o alla campagna elettorale di qualche imbonitore; il presunto invasore che fugge da terra militarmente da noi invasa. Lo scenario è pertanto abbastanza teatrale, potrebbe essere una commedia dell’assurdo.

Comunicato dalla frontiera alpina del Nord-ovest (Valle di Susa).

11 agosto 2021

I guai non dovrebbero scoppiare d’estate perché la gente è meno presente, ma i guai si possono far scoppiare volontariamente per la stessa ragione.  Di fatto la situazione in frontiera è prossima a un collasso programmato che si scarica soprattutto sui più vulnerabili.

La frontiera Nord Ovest della Valle di Susa (gennaio–maggio 2021)

Partendo dai dati sui flusso dei transiti e delle permanenze da gennaio a aprile 2021 in Valle di Susa, il report descrive come questo territorio sia divenuto un “non luogo”, una tappa della rotta balcanica. A differenza delle migrazioni storiche delle ultime decadi del secolo precedente (riguardanti magrebini, albanesi e rumeni) sono coinvolte persone che non pensano di inserirsi nei contesti lavorativi locali, ma che hanno solo l’urgenza di valicare il confine nel minor tempo possibile, anche mettendo in conto rischi e costi umani molto alti.

Indice del report:

  1. Lo stato delle cose
  2. La Valle di Susa, tappa della rotta della Balcanica
  3. Abitare il cammino
  4. Politiche securitarie e di controllo della frontiera
  5. L’inverno dimenticato
  6. Reti solidali e la grande cecità
  7. Accoglienza e criticità del transito in montagna
  8. Patologie e assistenza medica

Orizzonti di realizzazione e spazi indigeni della frontiera sud messicana

Testo di Piero Gorza in: Bertaccini Tiziana Barajas Escamilla María del Rosío (a cura), ¿Hacia nuevas fronteras? Europa y América Latina entre nuevas y viejas fronteras, in “De Europa European and Global Studies Journal”, 1, 2019, pp. 133-148.

La problemática de la inseguridad

Coordinado por: España Cuellar Raúl; Gorza Piero

El conjunto de ensayos y artículos contenidos en la presente publicación
ponen en el centro del debate la problemática de la inseguridad, tema
por demás pertinente en la medida, que el panorama del miedo, la
violencia, la criminalidad, la incertidumbre parecen ser el nuevo
fantasma que recorre las sociedades no sólo latinoamericanas, sino
también europeas.

Testimonianza di Anastaziya sulla Rotta balcanica

L’intervista, rilasciata a Piero Gorza, riguarda una famiglia curdo-iraniana arrivata a Oulx dopo anni di viaggio lungo la Rotta balcanica: Maral di 41 anni, Billy di 44, Doshan di 6, Delžin di 17 e Anastaziya di 13 anni.

Migranti e frontiera Nord-Ovest: Alta Valle di Susa

La Valle di Susa è stata storicamente un’”area di strada” e un corridoio di passaggio sulla via francigena di cui testimonia la letteratura scientifica. Da Torino la strada risale verso Susa dove vi è la prima biforcazione verso il Moncenisio e poi verso il Monginevro. Oulx è snodo nell’Alta Valle di due cammini transfrontalieri: in direzione di Bardonecchia (Frejus e Colle della scala) e verso Claviere, Monginevro e Briançon. Dal 2017 i migranti hanno iniziato ad arrivare a Bardonecchia per passare in Francia: a piedi per il Colle della Scala e, in alternativa, in treno o a piedi attraverso la galleria ferroviaria del Frejus.

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