Impressioni d’Africa.

Impressioni
perché sono annotazione di campo, postilla etnografica, emozione e suggestione di sguardi

assunzione di occhi stranieri

risultato di sguardi ingenui ma addestrati

scommessa al contempo sull’inserirsi nei contesti e sul guardare da lontano

allusione allo sviluppo fotografico e al quadro impressionista che si rivela per approssimazione e per distanziamento.

Impressioni perché crocevia di angoli prospettici e di linguaggi .

Africa di Fall Meissa

Fotografia di Claudio Cravero

Pescare.

Kayar Banjul – Senegal

Le acque senegalesi sono ampiamente soggette all’ Illegal, Unreported and Unregulated (IUU) fishing. 

La Fao nel 2025 segnalava che 6 specie ittiche delle 11 considerate nei mari dell’Africa Nord Occidentale risultavano overexploited, e le restanti 5 fully exploited. Il dato si spiega non solo con l’intensità dello sfruttamento in corso, ma anche con la presenza di un sistema opaco di concessione delle licenze, in particolare alle grandi flotte.

Uno studio che attraverso immagini satellitari, dati GPS delle imbarcazioni e modelli di deep learning ha mappato le attività delle navi industriali e le infrastrutture energetiche offshore nelle acque costiere di tutto il mondo dal 2017 al 2021, ha scoperto che il 72-76% dei pescherecci industriali del mondo non è monitorato pubblicamente e che gran parte di queste attività di pesca si svolge intorno all’Asia meridionale, al Sud-est asiatico e all’Africa.

Le esportazioni e la trasformazione dei piccoli pesci pelagici in farine e oli destinati all’alimentazione animale nei Paesi del Nord globale minacciano l’approvvigionamento di prodotti ittici ai mercati locali del Senegal con conseguenze sulla sicurezza alimentare e sull’occupazione.

Altre frontiere: femminismi e omosessualità a Dakar

Achille Mbembe ha scritto recentemente: “Nous entrons dans une période sombre de l’histoire générale de l’humanité. Partout dans le monde, y compris dans les vieux pays d’Occident, on assiste au recul et à l’évidement de la démocratie, à l’émasculation des institutions multilatérales et à la destruction des formes de solidarité internationale. C’est le temps de la force et de la puissance réduites à leur plus simple expression, c’est-à-dire la capacité d’accaparement. C’est l’esprit du temps. Cette période risque de se traduire, en Afrique, par un formidable saccage des richesses naturelles et la destruction de quantités de vies humaines, comme on le voit aujourd’hui au Soudan, dans l’est de la RDC ou dans le couloir sahélien, où les massacres durent depuis des années. C’est une raison de plus pour soutenir les sociétés civiles, la montée en compétence des acteurs d’une citoyenneté élargie et les inventeurs d’autres modalités de vie en commun depuis les territoires. C’est pour cela qu’il est important de s’engager et de créer de nouvelles coalitions sociales avec les femmes, les jeunes, les intellectuels, les activistes. Voilà la grande lutte des idées en cours en Afrique. Elle oppose les souverainistes, qui croient en la force de la force, et les coalitions sociales, qui aspirent à une démocratie substantive sur le continent en pariant non sur la brutalité mais sur l’intelligence collective des Africains”.

Liberare la parola:

Abbiamo incontrato esponenti del femminismo contemporaneo senegalese, con uno sguardo orientato a cogliere l’articolazione delle rivendicazioni femministe nel campo di tensione tra norme religiose islamiche, strutture familiari e influenze globali. Lungi dall’aderire a modelli universalisti, le femministe senegalesi sviluppano strategie negoziali che mirano a riformulare i rapporti di genere dall’interno del contesto socio-culturale, valorizzando al contempo dimensioni relazionali quali la famiglia e la comunità. In questo quadro, il femminismo emerge come pratica situata, capace di coniugare istanze di giustizia sociale, diritti legali e riconoscimento economico.
Parallelamente, il tema dell’omosessualità rivela le ambivalenze del contesto senegalese: criminalizzata a livello giuridico e stigmatizzata socialmente, essa costituisce tuttavia un ambito in cui da una parte si intrecciano eredità coloniali, politiche contemporanee e pratiche quotidiane di negoziazione dell’identità, dall’altra viene giudicata come elemento della diffusione dei “costumi occidentali”, ritenuti estranei al contesto africano. Le posizioni femministe su tali questioni risultano eterogenee, oscillando tra aperture intersezionali e forme di cautela o distanza.

La solidarietà non si ferma

Uniti e solidali nel difendere uno spazio di dignità, capace di salvare vite e umanità.

Se non ora quando…

Il rapporto febbraio 2026 di Medu, presente nella Piana di Gioia Tauro da 13 anni, racconta due mesi di intervento e riafferma ancora una volta la “persistente condizione di precarietà sociale e abitativa”, e “la cronicizzazione della marginalità” dei braccianti in quei territori.

Da una parte, rispetto alle stagioni precedenti è aumentato ricorso alla formalizzazione dei contratti pur in una stagione più breve a causa di una minore resa produttiva dovuta alla siccità dell’anno scorso.

Ma d’altra parte la tendopoli rappresenta ancora la “soluzione” abitativa.

Medu vi ha registrato “oltre a una presenza sempre più numerosa di persone con dipendenza da alcool o da sostanze stupefacenti e di cittadini stranieri con disagio psichico, anche un aumento della presenza di persone segnate dal fallimento del Decreto Flussi”. 

Ci sono infatti persone entrate regolarmente in Italia le quali non sono riuscite a completare la procedura di assunzione. Si tratta delle estreme conseguenze di un meccanismo che produce irregolarità, truffe e sfruttamento come evidenziato dal Quarto Rapporto di Monitoraggio sugli Ingressi per Lavoro di Ero Straniero e da tante voci – di sindacati, imprenditori, operatori – che abbiamo raccolto anche in Piemonte.

Abitare l’attesa in Tapachula

Un observatorio de la in-movibilidad humana

Tra ottobre 2025 e febbraio 2026 si è costruita una rete di dialogo e collaborazione con organizzazioni non governative, associazioni, istituzioni accademiche che ha portato a un costruttivo scambio di esperienze e di informazioni sulle frontiere sud e nord del Messico.

Nel mese di febbraio abbiamo svolto attività di osservazione sul terreno a Tapachula e sul Rio Suchiate. Abbiamo visitato due Albergues: Belen e Hospitalidad y solidaridad.

Abbiamo potuto incontrare volontari e coordinatori di diverse associazioni che intervengono in loco a lato dei migranti: il Fray Mathias, SMR, Chirla, JRS.

Si sono stabilite relazioni di collaborazione con centri di ricerca al Sud e al Nord di Messico, in particolare con el Observatorio de Movilidades y territorio – Laboratorio de Intervenciones Transfronterizas (OMT-LIT); El Colegio de Chihuahua, la UACJ.

Rio Suchiate

Scheda di approfondimento: Cuadernos de conjuntura

La frontiera alpina del NordOvest. Dati e Rapporto gennaio-dicembre 2025.

In mezzo a frontiere americane

La regione del Sud-Est messicano: raffronto di contesti migratori nei diversi stati

https://imdhd.org/redlupa/informes-y-analisis/analisis-de-contexto/analisis-de-contexto-region-sureste

Violenza estrema: desaparecidos

https://imdhd.org/redlupa/informes-y-analisis/informes-nacionales/informe-nacional-de-personas-desaparecidas-2025

Violenza e intimidazioni contro associazioni e attivisti

https://elobse.org

Appunti per una cartografia di nuovi scenari migratori

1. Stati di turbolenza e rimpatri

2. Crucialità del territorio messicano

3. Uno sguardo su una decade di migrazioni

4. Le frontiere, uno sguardo verso meridione

5. Chiapas, crocevia di migrazioni

6. Tapachula, prigione e snodo di transito (vedi anche qui)

Incontrarsi

A Zavidovići, in Bosnia, nella sala della Dom Kulture recentemente restaurata, il 6 dicembre si è svolta l’inaugurazione della mostra fotografica Trent’anni di Bosnia. Un paradigma della contemporaneità.

Un evento di “restituzione” al territorio e alle persone, e una bella esperienza di incontro di generi, classi sociali, appartenenze nazionali.

Qui il video E in modo diverso il sole splenderà e la pioggia verrà giù.

Criminalisation at European Borders and the Role of Artificial Intelligence

“I nuovi strumenti guidati dall’IA applicati ai processi migratori – analisi predittiva, database biometrici e sorveglianza automatizzata – pongono problemi legali, politici, etici.

Incorporando i pregiudizi esistenti in sistemi apparentemente neutrali, l’IA rafforza l’esclusione razziale e normalizza il monitoraggio costante”. 

L’articolo esamina le radici storiche, l’emergenza tecnologica e le conseguenze socio-politiche del ruolo dell’IA nella criminalizzazione delle frontiere in Europa, in continuità con quanto OnBorders da tempo segnala.

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