Il 3 novembre, un articolo apparso su Il Manifesto aggiorna e conferma quanto abbiamo scritto nei mesi scorsi:
– a San Ferdinando i braccianti, per ora circa 250, ma il numero crescerà di molto nelle prossime settimane, vivono ancora nella tendopoli, senza servizi essenziali
– varie organizzazioni tentano di fornire sostegno: pasti caldi, passaggi in auto, consulenza burocratico amministrativa, visite mediche, supporto legale
– nonostante l’inserimento del comune di San Ferdinando nel decreto «Caivano bis» dello scorso anno, che ha stanziato fondi per il superamento – il termine è ricorrente – della tendopoli stessa, la situazione è stagnante
– ci vorrà ancora tempo prima di concludere la sola fase progettuale di un piano che prevede la costruzione di “un altro insediamento nelle campagne della zona: una serie di moduli abitativi dignitosi e, accanto, un terreno di tre ettari confiscato alla ‘ndrangheta in cui, in una cooperativa creata ad hoc, lavoreranno gli stessi migranti”.
– ma non sarà, se ci sarà, una soluzione per tutti.