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Abitare il cammino: Un’analisi longitudinale delle configurazioni familiari tra le persone in transito lungo il confine italo-francese

di Piero Gorza, Nicola Montagna, Rita Moschella, Maria Perino,

In questo working paper intendiamo soffermarci sulle relazioni intergenerazionali e di genere plasmate dal viaggio e dalle pratiche di bordering, su come si producono e si trasformano le varie configurazioni sociali, secondo una prospettiva longitudinale che ha seguito il cammino delle persone migranti.

I confini e le pratiche di bordering hanno un impatto antropopoietico nell’incontro e nelle temporalità dei percorsi, che sono tutt’altro che lineari e possono variare, mediamente, dai due ai sei anni. Durante questo periodo di mobilità forzata e sradicamento protratto (protracted displacement), fatto di improvvise accelerazioni e lunghe soste, le persone migranti camminano, fanno figli, crescono, si trasformano.

Vogliamo evidenziare come in questi processi trasformativi che accompagnano il cammino anche le configurazioni delle reti parentali e quelle amicali subiscano profondi cambiamenti e vengano costruite domesticità originali, sia come strategie per sfuggire ai controlli dei confini e quindi proseguire il viaggio, sia come sostegno reciproco.

Rapporto dalla frontiera alpina nord occidentale

Report redatto dal team di MEDU: Piero Gorza, Rita Moschella e Beatrice Pasquale

Il 2021 è stato in Alta Val di Susa, al confine alpino con la Francia, un anno caotico, complesso, sempre giocato sul filo dell’emergenza. I flussi migratori sono testimoni di una pressione crescente sulla frontiera: 15.000 passaggi in accoglienza presso il rifugio “Fraternità Massi”, 10.000 persone che hanno tentato di varcare il confine, tra cui 400 famiglie e 800 minori, la metà non accompagnati. Dopo un temporaneo rallentamento nel 2020, il trend è tornato in costante crescita e nell’ottobre 2021 ha toccato il proprio apice con 1600 presenze in un solo mese, la stragrande maggioranza provenienti dalla rotta balcanica. Non solo afghani, iraniani, curdi delle diverse entità, ma anche magrebini e sub sahariani. Per tutti, l’arrivo sulle Alpi è stato preceduto da un viaggio di anni fatto di campi istituzionali e informali, soste obbligate, tentativi plurimi di varcare i confini. Questo procedere per salti, alternando pause forzate a trasferimenti sempre incerti e rischiosi, è fonte di ansie, di vessazioni, inumanità patite in ogni dove e di un dilatarsi dell’investimento economico. Le violazioni dei diritti umani fondamentali costituiscono una costante di questa Odissea, sono cicatrici scritte sui corpi e nella mente.

Un anno sul versante nord-occidentale: la frontiera. Non solo numeri: persone

Il tempo del viaggio e la sua geografia sono elementi che non possono essere analizzati indipendentemente dall’esperienza di chi cammina. E il viaggio spesso non è un né un qui e ora, né un prima e un dopo, né un contesto o un altro. Così come l’esperienza che si vive non è racchiusa al suo interno, ma è un “farsi” che modella orizzonti, corpi, pensieri, gesti, passati, presenti, futuri. Nel “farsi” cambiano i ruoli, le tradizioni da cui si giunge e quelle che si apprendono in cammino sono terreni di confronto, l’immaginario e l’immaginazione modellano scenari in mutamento.

Trasformarsi a norma di legge

Già Maurizio Veglio aveva analizzato la crisi di credibilità del richiedente asilo nelle decisioni delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, la difficile compatibilità tra astrazioni giuridiche novecentesche e biografie moderne – irregolari, caotiche, spiazzanti”.

Lo studio delle modalità di dialogo, confronto (contesa) e verbalizzazione nei colloqui e nei processi decisionali è al centro anche del lavoro di Giacomo Becatti che si sofferma sui criteri morali ed estetici – oltre che giuridici – con i quali si definisce la “verità” e “credibilità” dei richiedenti asilo glbtq+.

Sguardi trasversali e furtivi ai margini dell’industria delle migrazioni

Campo rom di Podgorica, la Autobuska stanica di Sarajevo e altro

Per mentire bene, bisogna sempre dire un po’ di verità. A volte le informazioni più interessanti ci arrivano in modo indiretto e per canali differenti da quelli tradizionalmente utilizzati. Carlo Ginzburg ci ha insegnato che il tribunale dell’inquisizione può raccontarci ed aiutarci a capire ciò che vorrebbe estirpare e cancellare dalla memoria. Il problema è ricorrere a una sana critica delle fonti e far tesoro di quel metodo indiziario che permette di incunearsi negli equivoci meandri della dissimulazione, ricomponendo tasselli discordanti che devono ritrovare il loro possibile disegno (Ginzburg 1986: 158-209). Gli antropologi hanno esperienza di come spesso il silenzio, l’omissione, l’occultamento di una parte o la cosmesi di ciò che non si vuole raccontare con dettagli e responsabilità mettano in evidenza più delle risposte apparentemente esaustive. Il vero, il falso, il finto sono sempre voci da soppesare e da leggere con estrema attenzione. Oltre tutto, in questo panorama di gente in viaggio, di attori multipli, internazionali, nazionali e locali la costruzione dell’altro è una pratica sistematica che produce opportunismi inanellati difficili da districare e, soprattutto, interiorizzati e costantemente rigiocati. Siamo di fronte a un caleidoscopio di finzioni: il poverino da aiutare che permette al pio o giusto di sentirsi buono o perlomeno meno responsabile; il viaggiatore ridotto a minore di un qualche servizio assistenziale; la persona disciolta nell’immagine del migrante; lo straniero untore necessario, come capro, a un disagio sociale o alla campagna elettorale di qualche imbonitore; il presunto invasore che fugge da terra militarmente da noi invasa. Lo scenario è pertanto abbastanza teatrale, potrebbe essere una commedia dell’assurdo.

La frontiera Nord Ovest della Valle di Susa (gennaio–maggio 2021)

Partendo dai dati sui flusso dei transiti e delle permanenze da gennaio a aprile 2021 in Valle di Susa, il report descrive come questo territorio sia divenuto un “non luogo”, una tappa della rotta balcanica. A differenza delle migrazioni storiche delle ultime decadi del secolo precedente (riguardanti magrebini, albanesi e rumeni) sono coinvolte persone che non pensano di inserirsi nei contesti lavorativi locali, ma che hanno solo l’urgenza di valicare il confine nel minor tempo possibile, anche mettendo in conto rischi e costi umani molto alti.

Indice del report:

  1. Lo stato delle cose
  2. La Valle di Susa, tappa della rotta della Balcanica
  3. Abitare il cammino
  4. Politiche securitarie e di controllo della frontiera
  5. L’inverno dimenticato
  6. Reti solidali e la grande cecità
  7. Accoglienza e criticità del transito in montagna
  8. Patologie e assistenza medica

LA CRISI MIGRATORIA NEL MEDITERRANEO

Uno sguardo storico politico

di William Bonapace

Nel corso del 2020, nonostante la pandemia, il flusso di arrivi e attraversamenti dei Balcani non si è realmente interrotto. In Europa, secondo i dati ufficiali dell’IOM, sia per mare che per terra, il numero totale degli arrivi è stato di 99.475 migranti (128.536 nel 2019), confermando una flessione già registrata nel corso degli anni precedenti quando, a seguito delle severe restrizioni attuate dall’UE e dalle politiche di esternalizzazione delle frontiere in Medio oriente e in Africa, erano 147.683 nel 2018, e 188.372 nel 2017 e ben 390.000 nel 2016. I morti, sempre nell’ultimo anno, sono stati 1.419, 466 in meno rispetto al 2019.

Tutti dati che a prima vista danno l’impressione di un quadro complessivamente in miglioramento, come rivendicato dalla Commissione Europea che considera questi numeri un risultato positivo ottenuto dal suo impegno nell’azione al contrasto all’immigrazione clandestina. Nei fatti però queste stesse cifre nascondono una realtà ben diversa e a tratti drammatica, come intendiamo argomentare in questo scritto.

Frontiera Nord Ovest delle Alpi: Alta valle di Susa

Piero Gorza (antropologo) e Rita Moschella (giurista e antropologa)
Gruppo di lavoro On Borders, Frontiera Nord-Ovest

La frontiera Nord-Ovest alpina e altre terre. È un aggiornamento di un percorso introduttivo e metodologico che è parte di un laboratorio in cui le idee si discutono cercando il più possibile orizzontalità. È il prodotto di un lavoro di campo che si inserisce in un cammino di studi molto più articolato e lungo e, sempre, giocato sugli scarti delle diverse letture. Si tratta di un testo discusso e corretto coralmente, ma anche poi scritto in modo separato. È la seconda parte di una sezione introduttiva e problematica di un cantiere di ricerca che si articola in differenti tempi: 1) la proposta
metodologica
; 2) una panoramica storico-antropologica sulla frontiera Nord-Ovest (peraltro anche utilizzata come report di denuncia per Medici per i diritti umani: Rapporto sulla rotta Nord-Ovest delle Alpi: Alta Valle di Susa ottobre-dicembre 2020) 3) Etnografie di memorie in cammino (in corso la raccolta e l’analisi delle interviste).
Se nello specifico questo scritto rimanda a un micro progetto in Alta Valle di Susa, vuol anche essere momento di riflessione più generale per un cantiere di ricerche comparate sulle frontiere, proponendosi come angolo prospettico, tra gli altri, per una discussione su metodologie della ricerca, di cui vi è segno e documentazione collettiva nelle pagine web di “On Borders”.

Postille per un “cantiere” di metodologia della ricerca.

Migranti e frontiera Nord-Ovest: Alta Valle di Susa

Gruppo di ricerca: Rita Moschella, Anna Manzon, Piero Gorza

La frontiera Nord-Ovest alpina e altre terre. È un percorso introduttivo e metodologico che è parte di un laboratorio in cui le idee si discutono cercando il più possibile orizzontalità. È il prodotto di un lavoro di campo che si inserisce in un cammino di studi molto più articolato e lungo e, sempre, giocato sugli scarti delle diverse letture. Si tratta di un testo discusso e corretto coralmente, ma anche poi scritto in modo separato. È sezione introduttiva e problematica di un cantiere di ricerca che si articola in differenti tempi: 1) la presente proposta metodologica; 2) una panoramica storico-antropologica sulla frontiera Nord-Ovest (peraltro anche utilizzata come report di denuncia per Medici per i diritti umani: Piero Gorza, Migranti e frontiera Nord-Ovest: Alta Valle di Susa, 3) Etnografie di memorie in cammino (in corso la raccolta delle interviste).

Se nello specifico questo scritto rimanda a un micro progetto in Alta Valle di Susa, vuol anche essere momento di riflessione più generale per un cantiere di ricerche comparate sulle frontiere, proponendosi come angolo prospettico, tra gli altri, per una discussione su metodologie della ricerca, di cui vi è segno e documentazione collettiva nelle pagine web di “On Borders”.

MiDiLAB – Laboratorio Migrazioni e Disuguaglianze

Nell’ambito del PROGETTO MIGR.AL finanziato dal Fondo Europeo Asilo Migrazione e Integrazione (FAMI) approvato nel maggio 2017 il Dipartimento di giurisprudenza, scienze politiche, economiche e sociali (DiGSPES) dell’Università del Piemonte Orientale ha contribuito con l’analisi delle attività svolte nell’implementazione delle disposizioni ministeriali e prefettizie previste per i CAS della provincia di Alessandria. Il lavoro ha risposto pertanto a livello istituzionale innanzitutto al bisogno di avere un quadro delle criticità rispetto ai destinatari, ai lavoratori e alla rete territoriale dei servizi. Si è voluto rispondere all’esigenza di conoscere con un certo dettaglio le difficoltà nella gestione dei CAS in considerazione, anche, dei mutamenti normativi che hanno profondamente modificato il sistema di accoglienza.
Qui il rapporto di ricerca.

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