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Trasferire e spostare

A fine luglio 2026 è avvenuto lo smantellamento della tendopoli di San Ferdinando. Per ora poco più di cento migranti sono stati trasferiti provvisoriamente negli alloggi delle palazzine di contrada Serricella a Rosarno, di cui abbiamo parlato qui,

costruite molti anni fa e mai utilizzate.

L’impressione che si ha di fronte all’iniziativa è quella che viene descritta dal famoso detto dell’elefante che partorisce il topolino.

Hanno assistito infatti all’operazione il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano (qui l’intervista con le immagini delle ruspe che distruggono le baracche), e molti altri rappresentanti di varie istituzioni, i quali con grande enfasi l’hanno presentata come una svolta definitiva rispetto alle politiche del passato.

In realtà risulta  

– paradossalmente modesta nel numero delle persone coinvolte,

– discriminatoria nei criteri che vengono indicati per l’assegnazione delle abitazioni (tra cui l’esclusione proprio degli stagionali, la componente più rilevante dei lavoratori agricoli presenti sul territorio),

– preoccupante per la spiccata natura sicuritaria del progetto inserito com’è nel quadro del decreto Caivano bis, e per la scarsa visione rispetto alle prospettive future in cui l’assenza di percorsi certi e condivisi con i lavoratori e le associazioni presenti sul territorio rischia di riprodurre processi di marginalità e ghettizzazione. Qui l’analisi del regolamento approvato per la gestione delle palazzine di Contrada Serricella

Riportiamo due stralci tratti da due articoli de “L’Avvenire” e de “Il Manifesto” che sintetizzano in modo efficace le questioni da noi sollevate:

“In primo luogo dobbiamo ricordare che quello di questi giorni è il quinto sgombero dei braccianti in 16 anni […] Ora con l’ultimo sgombero circa 120 braccianti hanno finalmente un tetto, ma dobbiamo ricordare che le 6 palazzine, realizzate dalla Regione con 3 milioni di fondi europei, sono pronte dal 2019 ma mai utilizzate. Eppure il Pnrr aveva destinato ben 10 milioni per superare i ghetti nei territori di San Ferdinando, Rosarno e Taurianova. Ma non si è fatto nulla e i fondi sono andati persi. Ora si dovrebbero usare i 20 milioni del Decreto Caivano bis destinati al risanamento delle “periferie”. Si prevede la costruzione di una Fattoria Solidale con 200 posti [dove saranno successivamente trasferiti i 120 braccianti], ma sarà pronta solo tra un anno e mezzo. Tra un paio di mesi cominceranno ad arrivare centinaia, e forse più, braccianti stagionali per la raccolta degli agrumi e delle olive. Dove alloggeranno?” (L’Avvenire, 30/7/2026, Antonio Maria Mira).

 “Le realtà associative riunite nel Patto territoriale della Piana di Gioia Tauro denunciano la mancanza di un censimento serio. A rischio soprattutto i vulnerabili, coloro che hanno contratto psicopatologie proprio a causa delle condizioni immonde in cui hanno lavorato e vissuto nella favela. Loro nelle palazzine non hanno accesso e i governanti non ne parlano” (Il Manifesto, 1/8/2026).

Abitare a Saluzzo

Marco Buttino da diversi anni segue le vicende dei braccianti africani che lavorano alla raccolta della frutta nel Saluzzese.

 “Circa 3.500 lavoratori africani vengono nel Saluzzese ogni estate. La gran maggioranza di loro è ospitata direttamente dalle aziende (dove dormono e lavorano), gli altri dormono in container (accoglienze diffuse sul territorio), alcuni condividono alloggi, una parte di loro resta a dormire all’aperto”.

L’opuscolo KLICK – che si può leggere qui – tratta di questo sulla base di interviste ai migranti.

Non è (solo) il caporalato

Di William Bonapace, Michael Eve, Maria Perino

Abstract

Per comprendere lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura, l’articolo sostiene che può essere utile ampliare la prospettiva, andare oltre l’attenzione al caporalato. Le testimonianze di imprenditori, sindacalisti e cooperative nelle ricche terre delle Langhe (Piemonte) illustrano problemi strutturali che incoraggiano molte aziende a rivolgersi ad intermediari per reclutare i lavoratori non-specializzati, in forme e modi che in certi casi producono sfruttamento.

Lo spopolamento delle campagne e il rapido aumento della prosperità, nonché l’aumento degli ettari impiantati a vigne, hanno creato una situazione in cui gran parte della manodopera non qualificata proviene da fuori le Langhe e quindi tende a non avere legami sociali con la comunità locale. Al di là della nazionalità dei lavoratori, questa situazione costituisce un rapporto particolare con il datore di lavoro finale, che non ha stipulato un contratto con il lavoratore, probabilmente non sa quanto sia pagato, controlla il lavoro tramite l’intermediario. Mancano quindi i legami sociali diretti e indiretti tra lavoratore e datore di lavoro.

La forza di figure intermediarie sta nella capacità di risolvere i problemi intrinseci di una forza lavoro stagionale non-locale, che ha bisogno di abitazione e trasporto al lavoro, affrontando allo stesso tempo i problemi dell’assunzione. Tutti i nostri interlocutori hanno condannato l’inadeguatezza dei decreti flussi, in termini numerici e di burocrazia, ma anche la normale assunzione tramite il CPI non è adatta a una forza lavoro stagionale che richiede ripetuti contratti di breve durata. Mentre in passato questi problemi erano spesso risolti dall’assunzione diretta (magari in nero) di persone locali (pensionati, casalinghe, studenti) adesso intermediari vari forniscono la gestione dell’assunzione e buona parte del controllo del lavoro. 

Data questa esigenza strutturale di intermediari, è improbabile che la condanna di qualche caporale possa cambiare a fondo le condizioni di lavoro dei braccianti. È necessario capire i fattori strutturali sottesi alle azioni delle parti.  

Se non ora quando…

Il rapporto febbraio 2026 di Medu, presente nella Piana di Gioia Tauro da 13 anni, racconta due mesi di intervento e riafferma ancora una volta la “persistente condizione di precarietà sociale e abitativa”, e “la cronicizzazione della marginalità” dei braccianti in quei territori.

Da una parte, rispetto alle stagioni precedenti è aumentato ricorso alla formalizzazione dei contratti pur in una stagione più breve a causa di una minore resa produttiva dovuta alla siccità dell’anno scorso.

Ma d’altra parte la tendopoli rappresenta ancora la “soluzione” abitativa.

Medu vi ha registrato “oltre a una presenza sempre più numerosa di persone con dipendenza da alcool o da sostanze stupefacenti e di cittadini stranieri con disagio psichico, anche un aumento della presenza di persone segnate dal fallimento del Decreto Flussi”. 

Ci sono infatti persone entrate regolarmente in Italia le quali non sono riuscite a completare la procedura di assunzione. Si tratta delle estreme conseguenze di un meccanismo che produce irregolarità, truffe e sfruttamento come evidenziato dal Quarto Rapporto di Monitoraggio sugli Ingressi per Lavoro di Ero Straniero e da tante voci – di sindacati, imprenditori, operatori – che abbiamo raccolto anche in Piemonte.

Arance marce

Il 3 novembre 2025, un articolo apparso su Il Manifesto aggiorna e conferma quanto abbiamo scritto nei mesi scorsi:

–          a San Ferdinando i braccianti, per ora circa 250, ma il numero crescerà di molto nelle prossime settimane, vivono ancora nella tendopoli, senza servizi essenziali

–          varie organizzazioni tentano di fornire sostegno: pasti caldi, passaggi in auto, consulenza burocratico amministrativa, visite mediche, supporto legale

–          nonostante l’inserimento del comune di San Ferdinando nel decreto «Caivano bis» dello scorso anno, che ha stanziato fondi per il superamento – il termine è ricorrente – della tendopoli stessa, la situazione è stagnante

–          ci vorrà ancora tempo prima di concludere la sola fase progettuale di un piano che prevede la costruzione di “un altro insediamento nelle campagne della zona: una serie di moduli abitativi dignitosi e, accanto, un terreno di tre ettari confiscato alla ‘ndrangheta in cui, in una cooperativa creata ad hoc, lavoreranno gli stessi migranti”.

–          ma non sarà, se ci sarà, una soluzione per tutti.

In vino veritas

Intervista di William Bonapace e Maria Perino a Matteo Ascheri.

Attraversare le colline della Langa, in ogni stagione, è un’esperienza dei sensi di particolare valore…

Migrazioni e agricolture globali

A partire dal libro di De Hass, How Migration Really Works? (trad it. Migrazioni, 2024, Einaudi),una riflessione sulle interazioni tra le catene del valore delle economie globali, lo sfruttamento del lavoro
e i processi migratori. Una lettura transnazionale per riflettere
sulle migrazioni nel contesto contemporaneo.

Borders as a “field of forces and struggle”

Nicola Montagna, Piero Gorza, Maria Perino

22nd IMISCOE Annual Conference

1-4 July 2025 Aubervilliers-Paris & online

Arance amare. Rosarno e la Piana di Gioia Tauro tra lotte sociali, violenza, sfruttamento.

 Di William Bonapace, Maria Perino. Fotografie: enrico_carpegna©

Arrivare di notte a Rosarno è un’esperienza particolare…

Border Regimes, Shifting Temporalities and Migrant Responses. An Analysis of the Route Between the Eastern Mediterranean and the North-Western French-Italian Border

di Nicola Montagna, Piero Gorza, Rita Moschella, Maria Perino

The North-western French-Italian border is an important cross point for people coming from the Balkans and the Central Mediterranean routes aiming to reach Northern-continental European countries and the United Kingdom.

According to the data we collected, in 2021 some 10,369 people, including 400 unaccompanied minors and 412 families, arrived at the Alpine border – twice the 2020 numbers, when around 4,700 stopped at the two shelters. Although in 2022 the figure had dropped to about 8,500 it remains high, confirming this border as highly relevant.

Based on data collected between 2021 and 2022 in Oulx, a village in the upper Susa Valley, North-western Italy, this article aims to investigate the impact of borders on migrants’ temporalities among people who cross the border with France wanting to reach Europe.

Borders as a spatial mechanism for controlling people’s movement are bound up with time: the time of displacement in camps, the time migrants spend attempting to cross the borders, the overall time their movement takes, which is also affected by mobility policies. This does not happen in a vacuum of migrant agency.

People on the move respond to the constraints of border regimes in a variety of ways, including resorting to smugglers and changing family and household figurations. However, as this article aims to show, the kinds of responses adopted are not always freely chosen, but they are forms of adaptation to the circumstances and constraints imposed by the border regime.

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