Nicola Montagna, Piero Gorza, Maria Perino
22nd IMISCOE Annual Conference
1-4 July 2025 Aubervilliers-Paris & online
Nicola Montagna, Piero Gorza, Maria Perino
22nd IMISCOE Annual Conference
1-4 July 2025 Aubervilliers-Paris & online
di Nicola Montagna, Piero Gorza, Rita Moschella, Maria Perino
The North-western French-Italian border is an important cross point for people coming from the Balkans and the Central Mediterranean routes aiming to reach Northern-continental European countries and the United Kingdom.
According to the data we collected, in 2021 some 10,369 people, including 400 unaccompanied minors and 412 families, arrived at the Alpine border – twice the 2020 numbers, when around 4,700 stopped at the two shelters. Although in 2022 the figure had dropped to about 8,500 it remains high, confirming this border as highly relevant.
Based on data collected between 2021 and 2022 in Oulx, a village in the upper Susa Valley, North-western Italy, this article aims to investigate the impact of borders on migrants’ temporalities among people who cross the border with France wanting to reach Europe.
Borders as a spatial mechanism for controlling people’s movement are bound up with time: the time of displacement in camps, the time migrants spend attempting to cross the borders, the overall time their movement takes, which is also affected by mobility policies. This does not happen in a vacuum of migrant agency.
People on the move respond to the constraints of border regimes in a variety of ways, including resorting to smugglers and changing family and household figurations. However, as this article aims to show, the kinds of responses adopted are not always freely chosen, but they are forms of adaptation to the circumstances and constraints imposed by the border regime.
di Piero Gorza e Amir Pasha Zamani
Il testo è stato presentato a Genova il 27 settembre 2023 nel corso delle giornate di studio del progetto SOLROUTES
di Luca Ramello
Sulla scia del memorandum UE-Tunisia del luglio 2023, che ha segnato un’ulteriore securitizzazione del regime delle frontiere nel Mediterraneo centrale, questo articolo analizza le sue ripercussioni sulla pesca costiera tunisina. Alla fine dello stesso mese, le autorità italiane hanno accusato i pescatori tunisini di estorsione sulle imbarcazioni di migranti, qualificandoli come “pirati”. Sulla base di una ricerca sul campo condotta nella Tunisia centro-meridionale nel periodo febbraio-giugno 2023, l’articolo individua tre elementi chiave per contestualizzare queste pratiche predatorie all’interno dei recenti sviluppi del regime di frontiera UE-Tunisia:
1) l’aumento della criminalizzazione della solidarietà marittima,
2) l’impunità di fronte alle violazioni dei diritti umani, esacerbata dalla retorica razzista del presidente Saied, sostenuta dall’UE, che legittima la violenza contro le persone razzializzate,
3) le denunce dei sopravvissuti e della società civile tunisina e internazionale contro i metodi di intercettazione opachi e violenti, presentati come implicati nel mercato nero degli attrezzi. Nonostante questi ostacoli, di fronte alla crescente insicurezza in mare, lo spirito di solidarietà dei pescatori tunisini resiste.
L’obiettivo della ricerca è quello di decostruire la dicotomia tra la loro stigmatizzazione come “trafficanti” o “pirati” e il ruolo vitale che svolgono per la sicurezza in mare, criticando al contempo gli eccessi delle attuali politiche migratorie nel Mediterraneo.
In un clima di ossessione politica e mediatica verso i “trafficanti”, poca attenzione viene prestata alle persone, esse stesse migranti, che facilitano i percorsi (Dadusc e Mudu, 2021; Gendrot e Dadusc 2023). Queste persone stanno affrontando pene detentive, che vanno dai sei mesi all’ergastolo, basate su processi spesso frettolosi con l’accusa di favoreggiamento dell’ingresso “clandestino” e, se il viaggio ha causato delle vittime, di omicidio.
di Nicola Montagna e Maria Perino
Dopo un maggio di relativa calma, in giugno gli arrivi lungo la rotta del Mediterraneo centrale hanno ripreso a crescere, passando da 8000, il 17% in meno rispetto a maggio 2022, a circa 12.000, quasi il doppio rispetto al giugno 2022, a conferma della tendenza in forte crescita che si era potuto osservare nei primi quattro mesi dell’anno. Complessivamente, quindi, nei primi sei mesi del 2023, sono sbarcate in Italia oltre 60.000 persone, ossia il 133% in più rispetto all’anno precedente quando nello stesso periodo ne erano arrivate circa 26.000. La maggior parte delle persone che arrivano, è noto, viene fatta sbarcare a Lampedusa, da dove vengono trasportate via nave in altre parti d’Italia nel giro di poche ore o giorni. Solo una esigua minoranza, per lo più legata ai salvataggi compiuti dalle ONG, raggiunge altri porti, tra cui Salerno, Livorno, Ravenna. Lampedusa è quindi tornata ad essere al centro dei flussi migratori verso l’Europa.
Eppure, anche stando sull’isola, non sembrerebbe[1].
[1] Queste brevi note sono state raccolte nella terza settimana di giugno 2023 a Lampedusa tra attivisti/e delle ONG coinvolte nelle operazioni di soccorso e di prima accoglienza.
di Luca Ramello
«Baba samahni» (in tunisino «Lasciateci passare», lett. «Papà perdonami») dicono coloro che tentano di attraversare. «Darouri» (trad. «siamo obbligati») risponde la Guardia Nazionale. È questa la tipica scena delle intercettazioni violente al largo delle coste tunisine, quando le persone sulle imbarcazioni non autorizzate tentano di lasciare il Paese e resistono all’arresto, rischiando naufragio e morte.
Nei primi cinque mesi del 2023, sono in media 4 i dispersi e i morti documentati quotidianamente dal Forum Tunisino per i Diritti Economici e Sociali.
Michael Eve, Maria Perino, Andrea Pogliano.
In this essay we draw on qualitative interviews with men arriving as asylum seekers in recent years in the Italian region of Piedmont to show that the social networks of these migrants are specific, and different from those of migrants who arrive via a migration chain. We draw on interviews and focus groups with employers and staff of employment centres, and other sources, to show that the “insertion into the labour market” of these refugees and asylum seekers is also specific jobs of short duration in different parts of Italy and Europe. We relate this intense precariousness and mobility to migrants’ networks. We present our results as a contribution to documenting the various forms which migrants’ networks take, and a contribution to understanding the differences in employment of various categories of migrants, including the well-known employment disadvantage
of refugees.
di Luca Ramello
Il 4 febbraio 2023 si è tenuta a Tunisi una manifestazione in memoria delle vittime dei confini europei e delle politiche migratorie dell’UE.
di William Bonapace
Colloquio on line per il seminario “Il Gorgo. Guerre, crisi ambientali e Stati falliti”, che si è tenuto all’interno del Festival della Non Violenza a Torino nel mese di ottobre, con 3 giovani studiosi: Luca Ramello, Valentina Lomaglio e Riccardo Biggi, che hanno svolto uno studio sul campo nella città di Zarzis nel sud della Tunisia nella prima metà del 2022.
Nel corso degli ultimi anni il numero di arrivi via mare verso le coste italiane e le intercettazioni a largo delle coste tunisine di migranti provenienti dalla Tunisia, di nazionalità sia tunisina che africana sub sahariana, è cresciuto esponenzialmente con un aumento del 385% rispetto al 2019.
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